La Mentalizzazione nella coppia: comprendere prima di re –agire

essere in coppia significa occuparsi del benessere dell’altro. 

Ci sono i “miei” bisogni e i bisogni dell’altro. 

Si chiama mutualità 

La responsabilità del processo terapeutico nella coppia:

Nella psicoterapia di coppia appare importante che, i protagonisti del processo terapeutico, si responsabilizzino nello svolgimento dei colloqui.

L’investimento che si richiede ad entrambi non è solo la presenza a i colloqui, ma è uno sforzo in termini mentali.

Dobbiamo considerare che, non sempre la motivazione è la stessa per i due partner. Sicuramente uno dei due sarà più interessato alla risoluzione dei problemi, ciò nonostante è fondamentale che, focalizzando i problemi più significativi, si inviti il partner più reticente a lavorare sulla coppia. L’invito può essere anche per un solo colloquio e per lavorare su una singola criticità, in modo da rendere consapevole la persona della possibilità di una risoluzione se l’impegno alla psicoterapia sarà ricorrente. Come psicoterapeuti di coppia bisogna tenere conto in generale:

  • Del livello mentale ed emotivo dei singoli partner (Difficilmente troviamo il 50 % di investimento di ciascuno sulla coppia, c’è sempre uno dei due che fa di più)
  • Delle diversità sul piano culturale e sociale, per esempio, del mondo maschile e del mondo femminile, sullo stile familiare ed educativo (senza pregiudizi accogliamo tali diversità non come indice di separatezza fra i partner ma rinforzando la comunicazione funzionale).

3) Della psicoterapia individuale di un membro della coppia: quindi nel caso in cui si trasformi la terapia individuale in una di coppia. In questo caso oltre ad accogliere il membro “ospite” è necessario rassicurare il proprio paziente (cioè il componente della coppia che fa la psicoterapia individuale) circa la possibilità di non avere, durante la seduta, tutto l’appoggio del terapeuta che bilancerà la comunicazione intervenendo a favore ora di uno ora dell’altro. A tal proposito sarebbe utile effettuare un colloquio individuale con il “proprio” paziente al fine di spiegare la modalità della psicoterapia di coppia e non vivere come forma di “tradimento” dello psicoterapeuta eventuali interventi a favore dell’altro partner.

La mentalizzazione di coppia:

 “Mentre il pensiero riguarda il pensare e quindi è centrato sull’individuo, la mentalizzazione è pensare il pensiero, è il nostro pensiero sul pensiero degli altri” (Allen, Fonagy, Bateman, 2008).

Quando il paziente in una terapia di coppia (ma non solo) è troppo centrato su se stesso, dobbiamo spostare il suo pensiero dalla sua mente a quella dell’altro. Un atteggiamento curioso, indagatore, aperto e anche ludico con i pazienti da parte dei terapeuti, inducono lo stesso atteggiamento nel paziente che si rivolge agli altri. Questi concetti provengono dal trattamento basato sulla mentalizzazione di Allen, Fonagy, Bateman (2008).

Mentalizzare vuol dire “Tenere a mente la mente dell’altro”. Ciò si riferisce tanto a sé quanto agli altri. Una mentalizzazione abile implica precisione, ricchezza e flessibilità nel percepire e nell’interpretare gli stati mentali e il loro significato. Possiamo non riuscire a mentalizzare efficacemente sotto molti aspetti e in molti contesti.

Quando siamo temporaneamente in uno stato di cecità mentale (disattenti o inconsapevoli degli stati mentali), la mentalizzazione non è ben radicata.

E anche quando siamo impegnati nella mentalizzazione, attenti agli stati mentali, siamo inclini a interpretazioni distorte, spesso a causa delle proiezioni o della difensività.

Quando ci sono emozioni forti (come nelle relazioni di coppia) la mentalizzazione è più difficile proprio perché si richiede un’ attenzione volontaria, in quanto è richiesto un grande sforzo per partecipare e riflettere sugli stati mentali.

Compito del terapeuta è rafforzare la mentalizzazione, soprattutto far imparare ad essere flessibili quando si è in preda a forte emozioni in una relazione stretta e cercando di invitare la coppia ad uscire da una posizione egocentrica per spostarsi sulla comprensione dell’altro punto di vista (quello del partner).

Fornendo l’esperienza di essere compresi e di comprendere, si genera l’esperienza di sicurezza che a sua volta facilita l’esplorazione mentale. In questo senso la comprensione deve arrivare sempre prima delle reazione.

Il lavoro terapeutico con la coppia, infatti, tratta di un lavoro sulla prospettiva dell’altro e sulla comprensibilità della persona. Il dialogo è sempre a 2.

Ci si deve dirigere verso la consapevolezza del benessere dell’altro (“come si trova l’altro con me”), non sulla prova che l’altro ci ama (controllo di ogni minima mossa del partner).

In questo senso è opera dello psicoterapeuta dare un senso alla cornice terapeutica e una traiettoria circa obiettivi concordati insieme.

Il lavoro riguarda la memoria implicita, gli equilibri da raggiungere e le proiezioni che un partner fa sull’altro (spesso infatti mettiamo in atto con il partner proprio quelle modalità che abbiamo criticato nei nostri genitori), dobbiamo poi gestire con attenzione la relazione soprattutto nell’emersione di aspetti dolorosi o eccessivamente conflittuali.

Si discute di ogni elemento che emerge in psicoterapia e si chiede qualsiasi sfumatura che possa aver creato un cambiamento di umore durante il colloquio, quale un nervosismo, un’arrabbiatura, un mutismo. Si nota la comunicazione non verbale ed eventuali cambiamenti (posture, distanze e blocchi della comunicazione), da comprendere insieme, perché sono le stesse situazioni che, magari, si ripetono nell’ambito casalingo.

Il lavoro psicoterapeutico di coppia si basa sul “qui e ora” e sulla nascita dei fraintendimenti che portano ai conflitti.

Il punto nevralgico del lavoro siincentra sul raggiungimento della consapevolezza del ridimensionamento dell’aspettativa di essere capiti dal nostro partner, (non per forza il compagno deve farlo e non per questo significa che sia una persona insensibile o malintenzionata).

Un altro aspetto importante riguarda il lavoro sui vantaggi secondari e quindi sulla tendenza che uno dei partner, per suoi bisogni o fragilità, attiri l’attenzione tramite manifestazioni di malessere fisico o mentale.

Due grandi fallimenti della mentalizzazione sono:

1) non prestare attenzione agli stati mentali, per esempio essere indifferenti o ignari degli stati mentali altrui.

2) mentalizzare in modo distorto e spesso invadente, come nelle interpretazioni paranoiche delle motivazioni altrui.

Quando la mentalizzazione fallisce si presentano 3 modalità di pre-mentalizzazione:

1) Equivalenza psichica (identificare la realtà con il proprio attuale stato mentale). Per es. “so io qual è la soluzione”. Trovare difetti nell’altro rimpiazza la riflessione su di sé.

2) Finzione (non correlare gli stati mentali alla realtà). Le idee non vengono sentite reali, assenza di senso, incoerenza. Poca convinzione (Modalità dissociativa).

3) Modalità teleologica (esprimere gli stati mentali attraverso l’azione o le espressioni somatiche)

La Comunicazione in coppia:

Appena abbiamo focalizzato il problema e sviluppato una capacità anche minima di mentalizzazione, la coppia dovrà apprendere anche a comunicare in modo assertivo e non passivo-aggressivo (per manipolare l’altro). Le richieste, i dubbi, le perplessità vanno comunicati in modo diretto al partner che spesso non sente o non vede le esigenze dell’altro.

In questo ambito, la chiarezza è fondamentale, così come, avendolo ripetuto più volte, la condivisione degli obiettivi (se gli obiettivi divergono dobbiamo verificare se è una paura, cioè se possiamo lavorarci sopra, oppure gli obiettivi sono talmente distanti che bisognerà considerare un’alternativa).

Dobbiamo sempre tenere a mente e bilanciare efficacemente la coppia sull’intesa sessuale, la progettualità e l’intimità/attaccamento.

Per concludere possiamo dire che l’attenzione consapevole (e non distratta) dei partecipanti su ciò che sta accadendo, e uno sforzo di ascolto e comprensione dello stato mentale dell’altro senza pregiudizi è di primaria importanza per al comprensione dei problemi che sorgono nella coppia. Il lavoro di mentalizzazione, quindi, va fatto prima che si arrivi ad uno stato di incomprensione insormontabile e ad un distacco inevitabile che, magari, accentua il malessere (e la psicopatologia) di ciascuna persona.

 

Bibliografia:

Allen G.J., Fonagy P., Bateman A.W., (2008), La Mentalizzazione nella pratica clinica, Cortina, Milano, 2010.

Lago G., (2016), (a cura di), Compendio di psicoterapia, Franco Angeli, Milano.

Lemma A., Target M., Fonagy P., (2012) Terapia dinamica interpersonale breve, Cortina,Milano.

Weeks g., Treat S., (1998), Terapia di coppia, Franco Angeli, Milano.

 

Dr.ssa Valentina Battisti, Psicologa – Psicoterapeuta




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