Investimento, invischiamento, identità e desiderio nelle relazioni in età adulta

Dr.ssa Valentina Battisti

L’inizio di una relazione amorosa in età adulta coincide con la ricerca di un mix ottimale fra attaccamento e desiderio. Cosa succede quando si confondono in breve tempo? Secondo alcuni autori (Bowen, 1966, 1979) per vivere una relazione in maniera sana occorre differenziarsi.

Soggetti scarsamente differenziati tendono ad essere facilmente sovrastati dall’ansia, mostrando quel segni cognitivi/comportamentali che ad essa sono associati e nel ricercare vicinanza immediata dal partner. La persona con più alti livelli di differenziazione, di contro, mostra un maggior grado di resistenza in condizioni di ansia e quindi capacità nel leggere l’altro conoscendolo nel tempo.

Le persone meno differenziate stabiliscono con gli altri relazioni intense, in cui le loro azioni dipendono in gran parte dallo stato della relazione stessa. Questa relazione è definita “fusionale” e cioè i partner mostrano un legame molto stretto, tendono ad essere simili nei pensieri, nel linguaggio e in altri aspetti, cioè agiscono come fossero un’unica persona e “velocizzando” il corso della relazione. La fusionalità ha come obiettivo quello di evitare la consapevolezza di aspetti dell’altro diversi da sé (Deutch, 1938), e cioe evitare il pericolo della differenziazione e della diversità che, se ci pensiamo, è il contrario della conoscenza dell’altro (Rosenfeld, 1974).

Inoltre, l’attenzione all’immagine sociale e familiare, il fatto di sentirsi apprezzati e graditi all’esterno come coppia e la perdita (in parte) del proprio sé e le proprie necessità, vengono ad essere elementi che giocano con l’autostima in termini di estensione narcisistica del sé nell’altro.

Ma perché ripartire dall’altro e non da se stessi per realizzare la propria autostima?

Un legame ha bisogno di cure. Come la stima di sè e del proprio partner

L’appagamento di una relazione è senz’altro un elemento di benessere e occupa un ruolo fondamentale nella vita degli individui, che sperimentano anche una conoscenza di sé tramite il partner, delle proprie parti interne che vengono apprezzate soprattutto nella fase iniziale della formazione della coppia, quella che coincide con l’illusione.

Il problema nasce quando si sfiora il limite del compiacere l’altro in tutto e per tutto, nel prendere  le decisioni che vengono delegate al partner, nel vederlo come “obiettivo” di vita. In questo caso, infatti, si sta sostituendo il proprio bisogno con quello di coppia e l’autostima, che in un primo momento era elevata, può risentirne.

Il Complesso di Cenerentola e del Principe Azzurro

Invasione, intrusività, confini non distinti con gli altri, danno la percezione di esserci attraverso l’altro, senza riflettere sulla rappresentazione dell’altro e soprattutto sulla sua vera identità.

Uomo e donna “sani” non hanno bisogno di correre per definire immediatamente la relazione, ma cercano di dare tempo alla conoscenza graduale. Non mescolano passato, presente e futuro.

Una delusione del passato non può essere sanata e compensata nel presente senza un’elaborazione di quella delusione perché è facile giungere al Complesso di Cenerentola o del Principe Azzurro e cioè “Lui/Lei di colpo mi risolve tutto!”. In questo caso le aspettative sono talmente intense e alimentate da cose rimaste insoddisfatte del passato da non riconoscere chi c’è davanti, ma solo riempire il vuoto.

Ed è qui che il rischio di instaurare relazioni con soggetti partner manipolatori che rappresentano all’altro qualcosa della vita a due (matrimonio, anello, figlio, per esempio) totalmente artefatti, a cui l’individuo si attacca nel tentativo di riparare la precedente esperienza fallimentare, porterà ad una successiva frustrazione e sconforto perché non realistica. 

Si richiede cautela, quindi, nello sviluppare immagini dell’altro indipendenti dal passato e frutto della reale conoscenza ed esperienza con lui/lei.

Una coppia sana dona tempo alla conoscenza e non mescolano passato, presente e futuro

Quando il rapporto è iniziato bisogna dare il tempo di maturare, senza smarrire la propria identità in coppia. Dare il tempo di fare le cose insieme e di cambiarle.

Se c’è parità con l’altro, non ci si fa schiacciare, si forma, invece, uno spazio di conoscenza, comunicazione e confronto che alimenta anche il desiderio, il quale aumenta con l’individuazione delle proprie realizzazioni.

La sessualità ha bisogno dell’identità di entrambi, mentre il desiderio e la paura di essere abbandonati/lasciati non vanno insieme e sono spesso confusi.

In sintesi, il rapporto di attaccamento in coppia può essere interpretato come il tentativo di risolvere dinamiche interne dell’individuo singolo, nel bisogno di riparare quegli aspetti del sé non sistemati.

Non si dovrebbe, quindi, mai smarrire la motivazione ai nostri obiettivi personali e quando in coppia succede questo e se ne è consapevoli, si può pensare attraverso un percorso di psicoterapia di svilupparla, rifocalizzandosi su di sé, elaborando e lavorando sulle precedenti delusioni amorose, al fine di realizzare se stessi anche nella coppia attuale.  

Bibliografia:

  • Bowlby J., (1969), Attaccamento e perdita, vol 1: L’attaccamento alla madre, Bollati Boringhieri, Torino, 1972.
  • Bowen M., (1979), Dalla famiglia all’individuo,  Astrolabio, Roma, 1980.
  • Bowen M., (1966), The Use of Family Theory in Clinical Practice, in “Comprehensive Psychiatry”, 7.
  • Deutch H., (1938), Folie à deux, in Psichoanal. Quart., 1.
  • Fonagy P., Target M., (2001), Attaccamento e funzione riflessiva, Raffaello Cortina, Milano.
  • Rosenfeld H., (1974), Sull’identificazione proiettiva, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Tripodi F., Simonelli C., (2008), La formazione della coppia,  in Simonelli C. (a cura di), Psicologia dello sviluppo sessuale ed affettivo, Carocci, Roma.

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